Nome dell'autore: astorcas

In primo piano, Vita Diocesana

La presenza ventennale di “Vivere in” a Lamezia Terme

  Ricorrendo i venti anni di presenza del movimento Vivere In a Lamezia Terme, nei giorni scorsi si è tenuto il convegno dal tema “Con Vivere In costruire positività”, che ha visto come relatori la presenza del nostro Vescovo, monsignor Serafino Parisi, e di Eugenio Scagliusi avvocato cassazionista, direttore della rivista Vivere In e componente del consiglio nazionale del movimento. L’incontro è stato moderato dal professore Tommaso Cozzitorto che, tracciando a grandi linee il suo personale rapporto con il fondatore don Nicola Giordano, ha permesso ai convenuti di essere introdotti in questo percorso di riflessione. Dopo i brevi interventi iniziali della responsabile lametina, la professoressa Maria Rita Di Cello, e dell’assistente spirituale don Francesco Benvenuto, monsignor Parisi, nella sua prolusione, ha perfettamente colto la specificità del carisma, declinandolo all’interno del processo di crescita della fede per ogni credente. Una spiritualità paolina, quella di Vivere In, che traccia la strada partendo da Romani 8, fortificata dalla certezza che Dio per amore grande entra nel mondo, per divinizzare e redimere quella carne ed elevarla alla dignità che le compete. Una scintilla di eternità che entra nella storia e dà all’uomo la possibilità di guardarsi, di rapportarsi con uno stesso metro, una misura, che come ci indica mons. Parisi, citando San Paolo, è rappresentata dalla statura di Gesù Cristo. Di fronte a questa verità, siamo chiamati a costruire novità di vita. Chiamati ad essere segno, immagine, manifestazione di Dio,coinvolgendo la pienezza del nostro vivere in tutte le sue caratteristiche. Una visione di nuova antropologia dove ogni uomo nel suo vivere quotidiano deve essere “reiterata incarnazione storica di Cristo”. Difronte a tutto ciò, Vivere In si apre attraverso una modalità di bene, una singolare spiritualità contemplativa, che, come affermato da Scagliusi, ha bisogno di uomini e donne non banali ma dallo sguardo profondo che non si lasciano distrarre dalle brutture quotidiane, ma sanno infondere e diffondere luminosità di vita. “Anche nelle rughe e nelle pieghe del vivere una luce rifulge”, così diceva il nostro fondatore Don Nicola Giordano: è il volto di Dio. Questo ci impegna a vivere una spiritualità contemplativa dinamica. È il vivere dentro le cose non distrattamente sapendo accogliere i doni ricevuti e spezzarli a beneficio dei fratelli facendoci giungere a quell’appagamento interiore, spegnendo in noi quella sete di armonia e di quiete. L’essere umano ha bisogno urgente di ritrovare la “casa”, abbandonata, perduta o profanata. Quella casa ricca dei valori dello Spirito, dove s’impara ad aprirsi ad alti valori, dove si sa godere, gioire, imparando a scoprire il bello che lo circonda, aprendosi ad una fiduciosa attesa del domani. Tutto è bello, tutto è buono, tutto è amabile, perché appartiene a Dio. Convinciamoci di tutto questo e da laicicattolici incarniamoci nel nostro ambiente, nel nostro ministero, con la consapevolezza di chi sa che “tutto concorre al bene per coloro che amano Dio”. Movimento Vivere in Lamezia Terme The post La presenza ventennale di “Vivere in” a Lamezia Terme first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, In primo piano, Vita Diocesana

Conclusa I edizione del concorso “Presepe a misura di bambino”

La II A dell’Istituto comprensivo “Rodari” di Soveria Mannelli si è aggiudicata il primo posto della I edizione del concorso “Presepe a misura di bambino”, organizzato dal settore scuola del Movimento Vivere in e ricevendo come premio la stilizzazione della Natività, realizzata ed offerta dall’artista crotonese Franco Scalise. Sono seguiti al secondo posto l’elaborato della V della primaria di San Pietro Apostolo in Tiriolo e al terzo posto l’elaborato di Gioia Cavalieri della I A dell’Istituto comprensivo “Ardito – don Bosco” di Lamezia Terme. Il settore scuola del Movimento Vivere In, per i suoi contenuti universali e per il suo forte valore pedagogico, ha fatto pervenire in questo nuovo anno scolastico a tutte le scuole della diocesi, la proposta didattica della prima edizione del Concorso Presepe a misura di bambino. Una progettualità che ha visto successivamente dal 23 dicembre al 7 gennaio 2025, presso la Biblioteca Comunale “Oreste Borrello” di Lamezia Terme, l’apertura al pubblico della Mostra Didattica di Presepi a misura di bambino, frutto dell’impegno di tanti piccoli e grandi alunni, dei propri insegnanti, frequentanti le scuole lametine e del comprensorio. La mostra, considerato che Vivere In risulta tra i firmatari del Patto per la lettura 2025, è stata inserita all’ interno delle iniziative attivate dal sistema bibliotecario lametino e biblioteca comunale “Natale in biblioteca”, pensate per valorizzare l’offerta culturale della città. Un’ idea che è nata dalla volontà di trasmettere il meraviglioso annuncio d’amore che Dio fa all’umanità intera, portando in seno al percorso progettuale un tema che è stato a loro affidato: Gesù porta della speranza. Speranza, dove tutto sembra disgregarsi, sotto i colpi di un feroce consumismo, lato oscuro del materialismo che si affida a pure operazioni di marketing che nel tempo hanno la forza di cancellare la vera grande rivelazione. Il nostro fondatore, don Nicola Giordano, ricordava ad ognuno di noi che“non è storia di ieri ma sarà sempre storia umana, perché è la storia che realizza il piano di Dio, che ha predestinato tutti gli uomini ad essere come il Figlio”. Ecco perché oltre ai risvolti spirituali, vi abitano pienamente anche quelli umani e sociali, che attraversano la vita di ognuno e la contaminano di bene, divenendo una opportunità educativa irrinunciabile. Il Concorso ha visto l’adesione di cinque istituti comprensivi che hanno presentato, complessivamente, 28 elaborati: “Perri- Pitagora” di Lamezia Terme “Ardito – don Bosco” di Lamezia Terme “Nicotera – Costabile” di Lamezia Terme “G. Rodari” di Soveria Mannelli “G. Guzzo” di Tiriolo Il messaggio veicolato nell’attività didattica, è che nel presepe c’è posto per tutti. I ragazzi hanno compreso che le “differenze” possono rimanere ma si possono e si devono annullare le“distanze”. È un posto dove nasce un bambino e quindi possiamo e dobbiamo viverci tutti. Ogni elaborato pervenuto, ha evidenziato estrema cura nella scelta dei materiali e armonianell’organizzazione, corredato come da regolamento dall’elaborazione di un messaggio finale, che ha rappresentato la sintesi della strada fatta. La giuria, composta dal professore Francesco Polopoli, dalla professoressa Nadia Rocchino, da don Francesco Farina e coordinata dall’assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme, Annalisa Spinelli, ha operato con accuratezza e scrupolosità, prendendo in esame il percorso ideato da ogni partecipante. La manifestazione conclusiva di premiazione ha visto la partecipazione di ogni istituzione scolasticacoinvolta, con la presenza di alunni, docenti, dirigenti e genitori, tutti riuniti nella bellissima sala della biblioteca comunale. Alle scuole partecipanti è stata consegnata una targa ricordo, accompagnata da un attestato recante la motivazione della giuria. La mattinata di allegria e gioia non poteva non concludersi con una piccola visita guidata. Difatti, gli alunni, i docenti, i genitori e i dirigenti presenti sono stati invitati a visitare la biblioteca e la casa del libro antico. Maria Rita Di Cello, “Vivere in” (Lamezia Terme) The post Conclusa I edizione del concorso “Presepe a misura di bambino” first appeared on Lamezia Nuova.

8xmille, In primo piano, Vita Diocesana

Un convegno per ricordare i 25 anni della chiesa di San Giuseppe Artigiano

  “La chiesa di San Giuseppe Artigiano in occasione del XXV anno della sua consacrazione”. Questo il tema dell’incontro che si terrà il prossimo 8 febbraio alle ore 18.30 nel salone della chiesa San Giuseppe Artigiano. L’incontro, al quale sarà presente il vescovo, monsignor Serafino Parisi, sarà moderato ed introdotto dal parroco, don Fabio Stanizzo, e rappresenterà un’occasione, non solo per celebrare questa importante presenza nella Diocesi, ma anche un momento di riflessione durante il quale si alterneranno: Francesco Volpe che approfondirà gli aspetti architettonici; Maurizio Carnevali che effettuerà una lettura iconografica; don Vincenzo Lopasso che commenterà le vetrate con nota teologica. La chiesa dedicata a san Giuseppe Artigiano e consacrata il primo maggio 1998, nell’abside accoglie la raffigurazione della gloria del Santo ad opera del pittore lametino Maurizio Carnevali mentre le vetrate colorate raccontano la storia biblica di Giuseppe. “Questo incontro – dichiara il parroco – è stato organizzato anche per raccogliere le richieste di tanti fedeli che vogliono sapere qualcosa in più sulla storia della chiesa e sulle presenze ‘artistiche’ al suo interno come, ad esempio, le vetrate grazie alle quali possiamo rivedere i momenti salienti della vita di San Giuseppe”. Per questo motivo, “gli atti del convegno – aggiunge don Fabio – saranno pubblicati e consegnati alla comunità il primo maggio di quest’anno proprio in occasione dell’anniversario dell’apertura al culto della chiesa 25 anni fa”.   Saveria Maria Gigliotti   The post Un convegno per ricordare i 25 anni della chiesa di San Giuseppe Artigiano first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, Vita Diocesana

Al via i “quindici giovedì di Santa Rita”

  “La speranza: desiderio e attesa del bene”. Questa la prima riflessione che giovedì sera (6 febbraio) darà l’avvio a “I quindici giovedì di Santa Rita” nella chiesa Santa Maria Maggiore di Lamezia Terme. Il tema scelto dal parroco, don Leonardo Diaco, infatti, per questo “cammino di fede” è fortemente legato al Giubileo 2025 che la Chiesa universale sta vivendo: “Spes non confundit” (la speranza non delude). “L’apostolo Paolo – così scrive papa Francesco nella Bolla di indizione del Giubileo – infonde coraggio alla comunità cristiana di Roma. Tutti sperano. Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa del bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé. L’imprevedibilità del futuro, tuttavia, fa sorgere sentimenti a volte contrapposti: dalla fiducia al timore, dalla serenità allo sconforto, dalla certezza al dubbio. Lasciamoci condurre da quanto l’apostolo Paolo scrive proprio ai cristiani di Roma. La speranza cristiana, in effetti, non illude e non delude, perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino”. Ed è proprio partendo da queste parole che i fedeli saranno accompagnati ne “I quindici giovedì di Santa Rita” in un percorso di meditazione e riflessione lungo il quale sarà declinata la speranza come: desiderio e attesa del bene; fiaccola che sostiene la vita; speranza nella tribolazione; messaggio dell’amore di Dio; speranza nello sguardo verso il futuro; nella sofferenza e nella malattia; finalità dell’esistenza credente; dinanzi al dramma della morte; della vita eterna; restituita dal perdono di Dio; dono di grazia nel realismo della vita; àncora sicura e salda per la vita. Per concludere con la speranza in Dio che non tramonta. Ogni giovedì alle 16:30 ci sarà l’esposizione del Santissimo e l’adorazione Eucaristica, seguite alle 17 dal Rosario di Santa Rita, Vespri, Supplica e Canto del Responsorio; per concludere alle 18 con la Santa Messa. Orari che si posticiperanno di un’ora il 30 marzo quando è previsto il cambio dell’ora. Saveria Maria Gigliotti The post Al via i “quindici giovedì di Santa Rita” first appeared on Lamezia Nuova.

Giubileo 2025, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Noi consacrati chiamati ad essere segno di contraddizione”

“L’espressione che deve contraddistinguere il servizio che tutti noi consacrati siamo chiamati a rendere alla storia e al mondo, è quella che l’evangelista Luca mette sulle labbra del vegliardo Simeone: essere segno di contraddizione. È questo il segno distintivo di tutti noi cristiani nella storia, a maggior ragione delle religiose e dei religiosi. A noi, come a Simeone, è posto il Cristo Signore nelle mani. A noi viene consegnato il Signore Gesù perché possa essere indicato al mondo e alla storia come quel segno di contraddizione che porta luce nella storia dell’umanità. O entriamo nella consapevolezza che Cristo è nelle nostre mani, come in quelle di Simeone, oppure, nella migliore delle ipotesi, dobbiamo rassegnarci a un mondo che aspetta ancora quel Signore Gesù che noi non riusciamo a mostrare.” Così il vescovo di Lamezia Terme mons. Serafino Parisi che, nel giorno della Presentazione del Signore e giornata della vita consacrata, ha presieduto l’Eucaristia in Cattedrale con le religiose e i religiosi della diocesi. Quel “segno di contraddizione”, che Simeone indica nel Bambino di Betlemme venuto per la caduta e la resurrezione di molti in Israele,  è “l’elemento distintivo che riesce a comunicare pienamente il Cristo dentro l’umanità. Questo è il senso della nostra consacrazione. Certamente ci sono i nostri limiti, ma proprio le nostre fragilità sono lì a ricordarci, come afferma San Paolo, che abbiamo un tesoro in vasi di creta. A volte si manifesta, invece, una sorta di capovolgimento del senso della missione e  del servizio che siamo chiamati a rendere al Signore: questo avviene quando quel “segno di contraddizione” diviene semplicemente l’occasione per fare della nostra vita da consacrati una sorta palcoscenico dove, anziché portare i credenti a Gesù Cristo, portiamo invece gli altri ad esaltare noi stessi. E sono sempre i più piccoli a pagarne le conseguenze.  Facciamo nostro questo interrogativo, che non è assolutamente banale: ma io mi sto servendo del Signore per i miei progetti oppure il Signore è il riferimento della mia vita e il Signore è il riferimento di coloro che, attraverso di me, indegno, devono fare esperienza di Lui?  Ecco che l’espressione “essere segno di contraddizione” non può che diventare il piano programmatico della nostra esistenza, da fedeli cristiani prima e poi da consacrati al Signore Crocifisso e Risorto.” Il vescovo Parisi richiama due parole che rappresentano il cuore del servizio e della missione dei consacrati: onore e grazia. “Alla nostra indegnità è dato l’onore di essere chiamati, la possibilità di fare cose per noi altrimenti  impensabili – ha affermato il presule – Un onore che deve essere necessariamente mitigato dalla consapevolezza che tutto è grazia, che non è per i nostri meriti, non è per la nostra bravura, non è per le parole che diciamo e che magari vorrebbero catturare dentro una rete asfittica la vita delle persone magari in momenti di difficoltà. La grazia è gratuita perché il Signore muove il primo passo verso di noi, non viene per i nostri meriti ma per la sua misericordia e il suo amore. Noi siamo chiamati ad essere segno di contraddizione perché la comunità possa prendere in mano non noi per alzarci fino al cielo ma noi possiamo prendere tra le mani Cristo come Simeone, riconoscerlo, presentarlo al Padre e donarlo alla comunità”. Il mio augurio – ha concluso Parisi – “a me stesso, alle religiose e ai religiosi che operano nella nostra diocesi, è quello di poter dire insieme a Simeone: ho atteso questa Bellezza, l’ho attesa e ora la contemplo tra le mani. Il senso della mia vita è totalmente compiuto. Il Cristo rimane la Luce e io posso anche spegnermi. Chiedo per noi al Signore di poter far risplendere,  anche nelle nostre contraddizioni, colmate dalla misericordia di Dio, la Luce che è e rimane per sempre solo Gesù Cristo”. Dal vescovo Parisi, parole di gratitudine per il servizio svolto dalle religiose e religiosi in diocesi e l’invito a pregare per le vocazioni. Salvatore D’Elia The post “Noi consacrati chiamati ad essere segno di contraddizione” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, Vita Diocesana

Scuola Biblica Diocesana; stasera incontro con Rosanna Virgili

Sarà la biblista Rosanna Virgili a relazionare stasera all’ottavo incontro della Scuola Biblica diocesana. Laureata in filosofia all’Università di Urbino, in Teologia alla Pontificia università Lateranense e licenziata in Scienze Bibliche al Pontificio istituto Biblico di Roma, Virgili attualmente è docente di Esegesi all’Istituto teologico Marchigiano ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni annoverando anche collaborazioni con diverse riviste e l’emittente Tv2000. Virgili, inoltre, dal quattro all’otto febbraio terrà gli esercizi spirituali al clero diocesano ai quali parteciperà anche il Vescovo, monsignor Serafino Parisi. s.m.g. The post Scuola Biblica Diocesana; stasera incontro con Rosanna Virgili first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“La più bella parola che voi pronunciate è quella della vostra testimonianza, della vostra forza”

“Per noi la più bella parola che voi pronunciate è quella della vostra testimonianza, della vostra forza. Come noi dobbiamo essere luce, voi e tutti insieme dobbiamo essere anche parola di bellezza, di gioia e di speranza e speriamo che il mondo non sia sordo a questa parola, anzi che possa ascoltarla, accoglierla e viverla”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’omelia della Santa Messa da lui presieduta in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei sordi, ed officiata stamani nella chiesa di San Domenico insieme a don Agostino Stasi, responsabile dell’Ufficio di pastorale delle persone con disabilità dell’arcidiocesi di Rossano Cariati; don Antonio Brando, parroco di San Domenico; don Marco Mastroianni, cancelliere della Diocesi di Lamezia Terme. “La liturgia di oggi – ha detto il Vescovo, spiegando il significato della ‘festa della Candelora’ – ci dice che Cristo è la luce del mondo. Però, anche noi cristiani dobbiamo essere luce per il mondo e questa idea della candela che abbiamo avuto nelle mani accesa passa anche a noi: dobbiamo essere nel mondo portatori di luce, che vuol dire indicare la speranza. Ecco, io allora, auguro a tutti noi di poter essere sempre come Simeone e Anna coloro che aspettano di incontrare il Signore e, poi, come Gesù, cioè essere la luce che vince tutte le oscurità: tutte le notti del mondo devono poter essere vinte dalla nostra presenza. È un bell’impegno per noi credenti e in modo particolare per voi che oggi siete qui e ci fate il regalo della vostra presenza perché per noi è davvero di grande aiuto, di grande stimolo, vedere come, con determinazione, con forza, si vuole dire la bellezza della propria vita. Pur dentro alle difficoltà – ognuno di noi ha delle sofferenze e delle difficoltà – poter dare questa bella testimonianza di resistenza, di forza, di stimolo ad andare avanti per noi è luce”. Ad inizio della Liturgia, che è stata interamente tradotta nella lingua dei segni da due interpreti, monsignor Parisi, nel salutare i presenti, ha reso noto che “i vescovi della Calabria ci stiamo impegnando, anche con l’indicazione che ci viene da Roma, di lavorare molto nelle nostre parrocchie con le persone che hanno varie disabilità, con la catechesi inclusiva, con i Gres (i gruppi estivi), per poterle coinvolgere in modo tale che la bellezza della parola di Dio che è gioia vita e speranza possa davvero arrivare a tutti. Questa è la scommessa che vogliamo fare anche qui a Lamezia”. Nel prendere la parola, il sindaco, Paolo Mascaro, ha dato ai presenti il “benvenuto nella nostra città, come sempre, con un grande abbraccio di solidarietà. Mutuando le parole sempre bellissime di sua eccellenza – ha aggiunto -, noi vogliamo che Lamezia sia una città sempre meno sorda rispetto a tutte quelle che sono le problematiche che possano riguardare tutti coloro che, in questo splendido dono che è la vita, affrontano delle particolari situazioni”. Di “evento bello, significativo e pensato come momento inclusivo” per lo svolgimento di questa giornata che “dimostra veramente la vostra sensibilità”, invece, ha parlato don Agostino, che nel ringraziare monsignor Parisi per la sua presenza e disponibilità, ha anche ringraziato “la responsabile del settore delle persone con disabilità della Diocesi di Lamezia Terme, Emanuele Cristiano, che ci ha messo il cuore, l’anima e non si poteva vivere questo momento se non anche attraverso la sua mediazione”. Antonio Miriello, presidente regionale Ens Aps (Ente nazionale per la protezione e l’assistenza dei sordi), nel consegnare al Vescovo Parisi un quadro raffigurante San Francesco di Sales, per ringraziarlo “per la vicinanza e la sensibilità mostrata nei nostri confronti” ed “in ricordo di questa indimenticabile ed emozionante giornata trascorsa insieme nella pace, nella fratellanza e nell’amore di Dio”, ha ricordato la figura di San Francesco di Sales.   Saveria Maria Gigliotti The post “La più bella parola che voi pronunciate è quella della vostra testimonianza, della vostra forza” first appeared on Lamezia Nuova.

Attualità, Chiesa, In primo piano, Vita Diocesana

Don Marco Mastroianni nominato consulente ecclesiastico regionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italian

  Don Marco Mastroianni è il nuovo consulente ecclesiastico regionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani. Lo hanno nominato, nei giorni scorsi, i Vescovo calabresi durante la sessione invernale della Conferenza episcopale calabrese. Nei giorni 27 e 28 gennaio, infatti, si è svolta nei locali del Seminario Arcivescovile di Reggio Calabria la sessione invernale della Conferenza Episcopale Calabra, presieduta da S.E. Mons. Fortunato Morrone, con la partecipazione di tutti i vescovi ordinari della Regione e dei vescovi emeriti: S.E. Mons. Mondello, S.E. Mons. Rimedio, S.E. Mons. Milito, S.E. Mons. Renzo, S.E. Mons. Bonanno. Tutti i vescovi hanno accolto con gioia S.E. Mons. Alberto Torriani, arcivescovo eletto di Crotone – S. Severina, rinnovando gli auguri per la sua elezione. Con Papa Francesco, i presuli hanno riaffermato, nella “giornata della memoria”, la necessità che l’orrore della Shoah non sia mai dimenticato e hanno dichiarato la loro vicinanza a chi oggi soffre per la guerra, in particolare agli Israeliani e ai Palestinesi. Con le parole del Santo Padre, i vescovi hanno affermato che “ogni essere umano, sia cristiano, ebreo, musulmano, di qualsiasi popolo e religione, è sacro, prezioso agli occhi di Dio e ha diritto a vivere in pace”. Essi hanno elevato insieme la loro preghiera anche per la pace in Ucraina e in tutte le parti del mondo e hanno riaffermato che con la guerra si perde sempre tutto. La sessione è stata caratterizzata dal cammino di approfondimento del delicato tema della formazione dei futuri presbiteri in vista di un progetto comune, che da tempo costituisce motivo di appassionato dialogo e di confronto tra i presuli. Nel pomeriggio di lunedì i vescovi hanno partecipato all’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano Calabro e del Tribunale Ecclesiastico Interdiocesano di Appello, con la prolusione del prof. Domenico Bilotti, professore di Diritto Canonico e Matrimoniale dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, dal titolo: “Chiesa e Stato nell’amministrazione della giustizia ecclesiastica: i requisiti per un dialogo efficace e servizio delle strutture giudiziarie”. La Conferenza Episcopale Calabra ha confermato come vicario giudiziale per il quinquennio 2025-30 mons. Vincenzo Varone, della diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea; coadiuvato come vice vicari da don Marcello Froio, dell’arcidiocesi di Catanzaro – Squillace e da don Pasquale Zipparri della diocesi di Cassano all’Jonio; amministratore sarà il diacono dottor Francesco Ielo, dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. La riflessione dei vescovi è proseguita con una dettagliata relazione della dottoressa Chiara Griffini, presidente del Servizio Nazionale della Tutela Minori e – in collegamento da remoto – della coordinatrice nazionale, dottoressa Emanuela Vinai. S.E. Mons. Alberti, vescovo delegato per i Problemi Sociali e il Lavoro, ha presentato le proposte della Commissione per il triennio 2025-27. Il tema del lavoro ha indotto i presuli a riflettere insieme sui problemi sociali della Regione, esprimendo viva preoccupazione per la mancanza della tutela delle persone fragili che trovano nella piaga del gioco d’azzardo una vera e propria condanna. I vescovi chiedono con forza alle autorità competenti una responsabile presa in carico di questo grave problema, che anziché diminuire si sta incrementando. Un’altra preoccupazione espressa dai vescovi è la Sanità calabrese che continua a manifestare gravi carenze a danno dei più poveri. I presuli hanno auspicato una maggiore collaborazione tra le Commissioni di Pastorale Sociale, del Lavoro, Caritas e Pastorale della Salute e, inoltre, maggior coinvolgimento e collaborazione tra tutte le Commissioni della CEC, col desiderio che esse siano sempre più un punto riferimento nello spirito della sinodalità. In seguito al decesso del delegato regionale FACI, mons. Franco Maio, dell’arcidiocesi di Cosenza – Bisignano, i vescovi hanno nominato, come da Statuto, il primo dei non eletti, don Giuseppe Repaci, dell’arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. Infine, hanno preso atto della lettera loro inviata dall’Ispettorato per la Calabria dell’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. The post Don Marco Mastroianni nominato consulente ecclesiastico regionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italian first appeared on Lamezia Nuova.

Giubileo 2025, In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

Domenica della Parola, lectio divina del vescovo Parisi con il movimento “Vivere in”

Anche quest’ anno, in occasione della celebrazione della Domenica della Parola, istituita da Papa Francesco nel settembre del 2019 attraverso la Lettera Apostolica “Aperuit Illis” il movimento di spiritualità Vivere In, in collaborazione con la diocesi di Lamezia Terme e con la parrocchia S. Maria Immacolata in Accaria, ha organizzato nei giorni scorso, presso il santuario  S. Giovanni Paolo II in Cardolo, un secondo momento comunitario, di approfondimento e di riflessione per vivere, alla luce del passo proposto,  una vera esperienza di paternità. Papa Francesco, nell’istituire la domenica della Parola, ha consegnato al popolo di Dio uno strumento essenziale ed estremante vitale, considerando la conoscenza delle Sacre Scritture premessa irrinunciabile nel cammino di fede di ciascuno, per riuscire ad essere così fedeli annunciatori del Vangelo. Partendo dalla declamazione del salmo 119  “Spero sulla tua Parola”, ha fatto seguito la lectio divina di forte impatto comunicativo tenuta dal nostro vescovo mons. Serafino Parisi. Un’ esegesi rigorosa, quella proposta dal presule, dalla quale ha fatto emergere gli elementi più significativi di verità inseriti nella storia della salvezza e che continuando ad essere celati fra le righe della vita di uomini e donne di ogni tempo, attendono d’essere colti, continuamente rinnovati, per far giungere alla comprensione della volontà di Dio, l’unica che conduce alla vita piena ed alla gioia. Promuovere il pensiero critico e la riflessione all’interno della comunità diocesana, così come portato avanti dal nostro pastore e vescovo, sicuramente permetterà a tutti noi di giungere ad una fede più matura e consapevole, fornendo alla Chiesa tutta, una sicura base per saper affrontare questo nuovo millennio con rinnovata e sempre nuova speranza. Maria Rita Di Cello, responsabile “Vivere in” Lamezia Terme The post Domenica della Parola, lectio divina del vescovo Parisi con il movimento “Vivere in” first appeared on Lamezia Nuova.

In primo piano, La Parola del Vescovo, Vita Diocesana

“Non noi, ma Gesù Cristo è la meta del nostro servizio”

“Non noi, ma Gesù Cristo è la meta del nostro servizio.  Se la gente che viene a noi non arriva, attraverso il nostro ministero, a Dio e si ferma a noi stessi, allora quella gente può ritenersi ingannata, confusa, imbrogliata: noi dobbiamo portare le persone al Signore e non invece portarle verso di noi, lasciando per giunta il Signore da parte, in un angolino. È questa la grande sfida, perché ad essere venditori ambulanti di fumo non ci vuole niente; bisogna invece abbassarsi ed umiliarsi, non di nome, ma di fatto”. Così il vescovo, monsignor Serafino Parisi, nel concludere l’omelia della celebrazione eucaristica da lui presieduta in occasione dell’ingresso del rettore della chiesa di Santa Chiara, don Luca Gigliotti. Partendo dal brano del Vangelo sulle nozze di Cana, il Vescovo ha evidenziato che “la presenza di Maria è una presenza di servizio. Il suo intervento è servito a far comprendere che la ‘Parola’ capace di dare la risposta a tutti i drammi dell’umanità è solo quella che Dio ha pronunciato nel Verbo, il Figlio suo, Gesù Cristo. Qui – ha aggiunto – sta la grandezza di Maria. Non quella di prendere i meriti per sé ma di essere al servizio del Figlio, perché il Signore potesse realizzare l’opera di glorificazione”. Maria, quindi, “non prende le necessità degli altri per ingrandire sé stessa e darsi gloria e arie”, ma per la manifestazione della gloria del Figlio. Monsignor Parisi ha poi fatto notare come Giovanni, a differenza degli altri evangelisti, nel raccontare il primo intervento di Gesù, non abbia parlato di miracolo ma di segno “perchè il segno – ha detto – rimanda ad altro”. In tale senso, “la parola grande che viene consegnata a noi attraverso questo simbolo del matrimonio è ‘l’unione’ che per noi costituisce la parte fondamentale di quel termine che usiamo spesso, che però dobbiamo rendere operativo concretamente, ed è la comunione, cioè una unione che sappia abbracciare tutti – e non soltanto alcuni, magari in un cerchio asfittico o magico – anzi in un dinamismo comunionale senza chiusure, senza esclusioni, senza isolazionismi, senza vittimismi”. Comunione, quindi, come “unione di tante persone che sanno mettere insieme le loro specificità, le loro diversità (che è bene che ci siano, come è stato ricordato proprio nella seconda lettura di questa sera tratta dalla prima lettera ai Corinzi): ad ognuno è data una manifestazione speciale, particolare, dello spirito per il bene comune: e non per un singolo, o per due, tre, quattro, cinque singoli”, ma per tutti. Al riguardo, il Vescovo ha incentrato l’attenzione sui carismi, “che sono tanti e sono manifestazioni dello Spirito. Il carisma – ha detto – è un dono per il servizio, non è un dono per andare a vincere i talent show, al fine di una esaltazione personale basata sull’esibizione della propria bravura accompagnata dalla caduta coreografica dei coriandoli della festa. Il carisma è certamente un dono che il Signore consegna, ma con una caratteristica che lo trasforma da principio di esaltazione personale a occasione, necessità, bisogno di servire l’altro. Lo sta dicendo San Paolo ‘fratelli, ci sono diversi carismi, ma uno solo è lo spirito; vi sono diversi ministeri (e ministero vuol dire servizio), ma uno solo è il Signore; ci sono diverse attività, ma uno solo è Dio che opera tutto in tutti’. Ora, questo serve in modo particolare a noi che siamo chiamati a ridimensionare il nostro ego, curando l’ipertrofia dell’io che a volte – anche qui è il Vangelo che ce lo dice – si mostra come un lupo rapace rivestito di agnello. Questo accade quando si fa una recita, quando si pratica una dissimulazione: dietro quel buonismo di facciata si nasconde praticamente una realtà altra”. Quindi, ha ricordato che “tutto quello che accade nella Chiesa è opera di Dio e noi – lo diceva San Luca – siamo servi inutili. Quindi, se tutto ciò che facciamo nella Chiesa non è opera di Dio, ma invece esalta i particolarismi, gli individualismi e gli isolazionismi settari, possiamo dire con San Paolo che Dio non c’è, Dio non c’entra niente. È questa la misura che ci dà stasera il testo di Paolo che alla fine, dopo aver elencato alcuni doni come il linguaggio di sapienza, la conoscenza, la fede, il dono delle guarigioni, il potere di compiere miracoli, la profezia, gli spiriti, la varietà delle lingue, l’interpretazione delle lingue, dice: ma tutte queste cose sono le opere dell’unico e medesimo spirito. È Dio che opera, non noi”.   Di “gratitudine che è l’atto di accorgersi del bene e non di riconoscenza che lega troppo l’idea a qualcuno” ha, poi, parlato don Luca Gigliotti nel suo saluto finale durante il quale, interrotto dalla commozione, ha ringraziato il Vescovo, la sua famiglia, i suoi collaboratori, la comunità di Cortale: “In questo momento, in me – ha detto – ci sono tante emozioni, tanti sentimenti e negli anni ho imparato che tutto è prezioso. Non voglio scartare nulla di quello che mi sta accadendo dentro perché sono sicuro che tutto, in qualche modo, porterà frutto. Tra tutte queste cose vorrei provare a raccogliere la gratitudine che non è una cosa scontata e banale. Il mio grazie possa raggiungere ognuno di voi. Questo grazie così grande, libero e gratuito posso dirlo solo in Dio e, dicendolo al Signore, Lui lo dirà al cuore di ciascuno di voi. Dio mi ha messo un sogno nel cuore ed è quel sogno che oggi mi ha portato a voi”. “Sono convinto – ha concluso – che più che le parole all’inizio parleranno i giorni che verranno, i tanti volti, i cuori che saranno prossimi. Quindi, lasciamo parlare quelli perché ci darà tante cose da vivere e so che iniziare un’esperienza nuova è sempre un momento delicato. Allora, vorrei stare qui, in questo luogo come uno che si mette accanto e fare dei passi insieme. Non ho grandi pretese ma solo questo piccolo desiderio con chi vorrà passare attraverso questo luogo, vorrà fermarsi. Vorrei che questa realtà possa continuare ad essere

Torna in alto