Vita Diocesana

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La vita attraverso un dono

Nei giorni scorsi, nel salone della Parrocchia San Francesco di Paola, si è svolto il Convegno dal titolo “La vita attraverso un dono”, organizzato dal Gruppo Giovanile della stessa Parrocchia, sul tema della donazione degli organi. Le attività del convegno sono state introdotte da Gianluca Persico che ha illustrato quanto svolto durante l’anno dai giovani della parrocchia e ha spiegato che l’idea di organizzare un convegno aperto alla comunità è nata a seguito di un incontro sul tema al quale i giovani avevano partecipato l’anno scorso ed in cui era stato ospite, in rappresentanza dell’Aido (Associazione Italiana Donatori Organi), Sebastiano Senese. In questa introduzione si è fatto riferimento anche ad un libro messo a disposizione per l’occasione da Mimmo Famularo “Na guccia d’acqua…” pubblicato nel 2012 per un altro evento da lui organizzato sul tema, che si tenne a Sambiase. Il libro è una raccolta in vernacolo lametino di quasi ottocento tra detti, proverbi, indovinelli e filastrocche raccolte durante l’esperienza lavorativa nella scuola di Gabella da sua madre Gina Mamertino, che ricevette un trapianto di fegato. Nel libro sono presenti due prefazioni: la prima scritta da Matteo Donataccio, il medico che seguì la mamma in questo percorso, che ha descritto l’ancestrale paura dell’uomo per l’ignoto e per la malattia e la speranza che lo sviluppo della medicina ha dato, anche attraverso il trapianto degli organi; la seconda scritta da monsignor Giuseppe Fiorini Morosini che definisce la donazione degli organi l’atto di amore più grande che può essere fatto, paragonandolo alla morte in croce di Gesù che ci ha donato il suo corpo ed il suo sangue come viene ricordato nella celebrazione Eucaristica. Facendo riferimento a queste profonde prefazioni del libro, Gianluca Persico ha evidenziato come scienza e fede, in questa apparente contrapposizione che hanno in termini di metodi ed approcci, in realtà si mescolano e convivono soprattutto nei momenti che vivono i familiari ai quali viene chiesto il consenso per l’espianto, dove la medicina può essere veicolo tecnico per dare speranza ad altre famiglie e la fede viene vissuta in maniera intensa con la preghiera sia nella famiglia del donatore che nelle famiglie di chi è in attesa di trapianto. Da questa riflessione, Gianluca Persico ha concluso il suo intervento dicendo che forse non era un caso che per un convegno sulla donazione degli organi, tema con molti tratti riguardanti la medicina e la scienza, si sia scelto un luogo legato strettamente alla fede. Moderatore del convegno è stato Giuseppe De Fazio, che ha dapprima presentato gli ospiti auspicando che le testimonianze rese avrebbero portato ad una maggiore consapevolezza su un argomento di cui si parla, forse, troppo poco, citando le parole di Gesù nel Vangelo di Matteo: “Se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”. Il primo intervento è stato quello di Sebastiano Senese, presidente dell’Aido Intercomunale “Letizia Senese”, partendo dalla visione di un toccante film reportage sulla storia di sua figlia Letizia che ha compiuto, con la donazione degli organi, un “sublime gesto d’amore”. In particolare, il video riguardava la messa in onda di una puntata del programma televisivo “Alive” andato in onda su Rete 4 nel 2013, girata a San Pietro a Maida, appunto, sulla tragica scomparsa di Letizia Senese, la cui vita si è intrecciata indissolubilmente con le vite delle persone che hanno ricevuto i suoi organi ed in particolare nel video si parla della storia di Pino, calabrese anche lui, che ha ricevuto i reni di Letizia ritornando ad una vita normale dopo anni di dialisi e paura per il futuro. Il racconto di Senese ha puntato l’attenzione sul fatto che nelle situazioni difficili in cui le famiglie si trovano a decidere se acconsentire o meno alla donazione, scegliere di negare il consenso significa, oltre a perdere comunque il proprio caro, togliere la speranza a molte altre persone che avrebbero potuto ricevere gli organi. Era presente anche la presidente della sezione Aido di Lamezia Terme, Alessia Serra, che ha raccontato la propria esperienza, vissuta con la perdita della sorella Olga, anche lei donatrice, condividendo i sentimenti provati da Sebastiano e da lui raccontati. Il Convegno è proseguito con l’intervento di Graziella Perri, pneumologa presso l’Ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme, che ha affrontato il tema dal punto di vista medico spiegando le procedure che vengono messe in atto in caso che si manifestino le condizioni perché ai familiari possa essere chiesto l’assenso alla donazione. Perri ha parlato anche della propria esperienza essendo stata lei stessa donatrice, vivente, di parte del proprio fegato a sua figlia di pochi mesi di vita, cui era stata diagnosticata una rara malattia che non le avrebbe consentito una vita normale oltre a prefigurare epiloghi ben più gravi. Ha, poi, spiegato che nella sfortuna di questa vicenda, la sua può considerarsi una storia a lieto fine in quanto non in tutti i casi simili a questo si manifestano tutte le condizioni per consentire questo tipo di intervento. Molto toccante e commovente è stata la frase detta da Perri che ha sottolineato come sua figlia festeggi adesso due compleanni: quello anagrafico e quello coincidente con la data del trapianto. L’ultimo intervento dei relatori è stato quello di Giuseppe Isabella, presidente dell’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati), che ha trattato il tema dal punto di vista giuridico analizzando le normative vigenti in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti, spiegando che l’Italia ha leggi in questo settore molto stringenti a tutela dei donatori e dei riceventi e illustrando le modalità previste per esprimere il consenso: mediante l’Asl di riferimento o il proprio medico di famiglia compilando un apposito modulo; attraverso l’iscrizione all’Aido i cui dati confluiscono direttamente nel Sit (Sistema italiano trapianti); con una dichiarazione scritta conservata tra i documenti personali o al momento del rinnovo della carta d’identità. L’avvocato ha poi parlato dell’esperienza vissuta in famiglia tramite la sorella che

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Concluso il progetto “La vita in Gioco”

Nei giorni scorsi presso l’Aula Magna dell’IC “Gianni Rodari” di Soveria Mannelli, ha avuto luogo la manifestazione di chiusura del Progetto “La Vita in gioco” promosso dal Movimento” Vivere In” in collaborazione con il SerD provinciale e la cooperativa Zarapoti di Catanzaro. L’esperienza progettuale si è arricchita strada facendo, anche dell’apporto dell’Ufficio di Pastorale per l’Educazione, la Scuola, l’Università della nostra diocesi, guidato da don Domenico Cicione Strangis, e, come sempre accaduto in questi lunghi anni di proposta didattica, è stato utilizzato lo strumento per eccellenza che è la mostra itinerante sull’Azzardo, che da lungo tempo si sposta lungo il territorio nazionale per sensibilizzare le nuove generazioni su questa forma emergente di dipendenza. L’istituzione scolastica guidata dalla dirigente Teresa Pullia, ha accolto con entusiasmo il percorso didattico, proponendolo alle tre classi A e B della sede di Soveria e C della sede di Carlopoli. Don Roberto Tomaino coadiuvato dai docenti  Maria Teresa Cardamone, Ivana Fiore, Cinzia Fiorenza, Roberta Lento, Vincenzo Martello e Antonio Guarino è stato il referente di tutte le attività programmate all’ interno del percorso didattico. Ad una prima fase di ascolto dei contenuti, durante la quale i ragazzi hanno interagito con Maria Rita Di Cello per “Vivere In”, Maria Rita Notaro per il SerD e Ampelio Anfosso per la cooperativa Zarapoti, ha fatto seguito una seconda fase esperienziale, che ha attivato tre laboratori all’interno dei quali ha preso vita la manifestazione finale, quale momento di verifica e di confronto. La giornata conclusiva animata completamente dai giovani allievi, ha visto la partecipazione, oltre che di tutti gli addetti ai lavori, del vice sindaco di Soveria Mannelli, Antonella Pascuzzi, della responsabile del SerD di Catanzaro, Giulia Audino, del responsabile regionale del movimento “Vivere In”, Antonino Leo, di don Domenico Cicione Strangis responsabile dell’Ufficio Diocesano. Gli elaborati e le argomentazioni, sono state presentate davanti ad un pubblico attento e partecipe, che ha fatto registrare anche la presenza di molti genitori, interessati all’argomento. L’inaugurazione della mostra allestita dai ragazzi, come sempre, ha suscitato molta curiosità ed interesse. La stessa, che rimarrà aperta al pubblico fino al 17 marzo, è stata impreziosita da alcune vignette prodotte dagli stessi allievi, coadiuvati da Ivana Fiore, producendo così una proficua attività di interazione. Nei giorni seguenti all’apertura, per poterla aprire alla cittadinanza tutta, la mostra verrà spostata presso il salone del santuario mariano Nostra Signora di Fatima, sempre a Soveria Mannelli. Movimento Vivere in (Lamezia Terme) The post Concluso il progetto “La vita in Gioco” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Essere nel mondo e nella storia come comunità”

  Esserci come comunità che manifesta la presenza cristiana nella storia e nel mondo, l’impegno nella formazione,  il dialogo con la realtà di oggi a partire “da uno stile che è il nostro stile come comunità cristiana: quello dell’amore”. Queste alcune sollecitazioni indicate dal vescovo di Lamezia Terme monsignor Serafino Parisi che, nella giornata di ieri, è intervenuto all’iniziativa “La parrocchia, casa della comunità”, nel contesto delle celebrazioni per il centenario dell’istituzione della parrocchia della Beata Vergine del Carmine a Lamezia Terme. Sollecitato dalla giornalista Jessica Francesca Mastroianni, Parisi ha indicato le due sfide che la comunità parrocchiale, nella realtà di oggi, è chiamata ad abbracciare. “La prima sfida è quella di essere presenti nella realtà di oggi ed esserci come comunità, non come tanti individui isolati gli uni dagli altri – ha detto Parisi – Essere comunità è la modalità della nostra presenza nel mondo e nella storia. L’ecclesialità deve essere vissuta in modo comunitario, non in gruppi chiusi dove magari si sta bene a livello emotivo, non chiusi in cerchie ristrette che immaginano che la vita di fede possa essere vissuta da separati dal resto del mondo. Siamo chiamati ad essere aperti al mondo, a formarci nella comunità ecclesiale per essere costruttori di storia nuova e di relazioni nuove”. Da qui, quindi, “la grande sfida del futuro che è quella della formazione, da cui dipende la qualità della nostra presenza del mondo. Non c’è contrapposizione, come spesso si vorrebbe far passare, tra l’essere testimoni e l’essere maestri. Le due realtà si integrano ed è questa la scommessa del futuro per essere presenti nel mondo e raccogliere le sfide dell’oggi”. Dall’universo giovanile, sempre più distante dalla Chiesa e dalla fede, alle nuove realtà frutto dei fenomeni migratori e dei cambiamenti sociali, il vescovo Parisi individua “nel nostro stile cristiano, che è quello dell’amore, l’elemento che attira le persone. Pensiamo, come riportano gli Atti degli Apostoli, a ciò che si diceva delle prime comunità cristiane: “guardate come si amano.”  È l’amore la più grande forza attrattiva. Come possiamo pretendere che i giovani si avvicinino se, a volte, da queste nostre comunità noi stessi vorremmo scappare? Anche verso le persone di altre fedi presenti nella nostra comunità, ricordiamoci che noi non serviamo la persona pensando di portarla dalla nostra parte, ma per comunicare uno stile che è quello di Gesù Cristo, per far sentire all’altro che c’è una persona che si prende cura di lui e del suo futuro. È questo che rende la comunità cristiana attrattiva”. Dal presule, infine, un invito a “far funzionare bene gli organismi di partecipazione delle nostre realtà parrocchiali, affinché diventino l’espressione concreta della sinodalità e della corresponsabilità”. Il parroco don Pasquale Di Cello, nel ringraziare il vescovo Parisi per la sua presenza, ha ripercorso i momenti fondamentali e le tappe dei cento anni della parrocchia del Carmine e lo spirito dell’iniziativa che “vuole mettere al centro la parrocchia come scuola di fraternità”.   Salvatore D’Elia The post “Essere nel mondo e nella storia come comunità” first appeared on Lamezia Nuova.

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Morte mamma monsignor Schillaci, il cordoglio del Vescovo Parisi e della Chiesa di Lamezia

Il Vescovo di Lamezia Terme, monsignor Serafino Parisi, a seguito della morte della mamma di monsignor Giuseppe Schillaci, ha raggiunto telefonicamente il vescovo di Nicosia per esprimergli la sua vicinanza e quella della Diocesi di Lamezia.Monsignor Parisi, in questo particolare momento, insieme alla Chiesa di Lamezia, ai sacerdoti, ai consacrati ed alle consacrate, ai diaconi ed al popolo di Dio che è in Lamezia si unisce in preghiera accanto al Vescovo Giuseppe, già alla guida della Diocesi lametina, per la perdita della madre Lia, figura importante nel suo percorso sacerdotale.Confidando che Dio l’abbia già accolta tra le sue braccia, siamo accanto a monsignor Schillaci ed ai suoi familiari in questo triste momento ed affidiamo al Padre l’anima della propria congiunta nella certezza che “se viviamo, viviamo per il Signore e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore (Romani 14:8)”. The post Morte mamma monsignor Schillaci, il cordoglio del Vescovo Parisi e della Chiesa di Lamezia first appeared on Lamezia Nuova.

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“La cura interviene sul momento concreto, il prendersi cura è indicazione di responsabilità nei confronti di un’altra persona”

“Mentre la cura interviene sul momento concreto, immediato ed aggredisce la malattia per vincerla, il prendersi cura è l’indicazione della responsabilità di una persona nei confronti di un’altra alla quale, responsabilmente, dice ‘io non guardo soltanto al tuo presente, ma io mi faccio carico del tuo futuro’, stabilendo una fidelizzazione tra il medico ed il paziente che va al di là della somministrazione di un farmaco”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, intervenendo all’iniziativa sui due anni dalla realizzazione dell’Ambulatorio Solidale nella Cittadella della Carità. Monsignor Parisi, che ha parlato di “attenzione alla persona” invitando a “differenziare tra quella che asetticamente viene chiamata la cura della malattia dal prendersi cura della persona che è l’aspetto più importante”, ha poi ricordato le tappe che hanno portato alla concentrazione dei servizi della Caritas all’interno del complesso interparrocchiale San Benedetto realizzando, di fatto, la “Cittadella della carità” dove si può trovare dalla prima accoglienza mattutina con la colazione e/o la doccia, alla possibilità di poter lavare la biancheria, avere qualche cambio, consumare un pranzo poter essere visitati da specialisti. “Quello che ho detto all’inaugurazione dell’ambulatorio solidale – ha affermato al riguardo monsignor Parisi – è che doveva essere balsamo e pungolo: balsamo perché certamente entra in un settore che esprime grande attesa e soprattutto ci sono persone che sono arrivate per la loro prima visita specialistica; pungolo soprattutto per gli altri medici che volessero partecipare a questa avventura rendendo un servizio agli altri”. Don Fabio Stanizzo, presidente della Caritas, nel ricordare alcune fasi salienti per la realizzazione della Cittadella della Carità ha ricordato che “dai dati arrivati sia dalla Caritas che dagli assistenti sociali si avvertiva questa esigenza di tipo medico. Il Covid, poi, ci ha visti impegnati nell’effettuazione di tamponi al punto che l’area esterna del complesso interparrocchiale San Benedetto divenne un ambulatorio”. Poi l’incontro con alcuni medici con i quali si è avviato un percorso che ha portato alla realizzazione dell’ambulatorio solidale: “È stato così – ha detto al riguardo don Fabio – che abbiamo pensato di dare i locali che sono sopra la mensa della Caritas per la realizzazione degli studi medici ai quali, grazie anche alla Caritas nazionale, abbiamo donato pure un ecografo. In questi due anni, come abbiamo visto, sono state tante le persone che hanno avuto la possibilità di poter fare la loro prima visita specialistica e ciò rappresenta un dato positivo: riuscire a dare risposte a chi ha bisogno”. Presente all’incontro anche il vice presidente della Regione, Filippo Pietropaolo, che ha parlato di “una bella iniziativa nata a Lamezia Terme, una città che si è sempre distinta positivamente sul fronte delle politiche sociali. Da cittadino – ha aggiunto – sono arrabbiato come voi perché la politica ha creato questa situazione disastrosa della Sanità in Calabria e stiamo cercando di cambiare le cose, pur tra tanti ostacoli. Abbiamo carenze spaventose sul fronte della medicina territoriale. È lì che voi vi inserite, intervenendo sul fronte della carenza del sistema sanitario, soprattutto a livello territoriale. Grazie da tutti noi per quello che fate perché la vostra disponibilità e la volontà di mettere a disposizione la vostra competenza a favore degli altri è un patrimonio da valorizzare. La Regione – ha concluso – può supportare iniziative di questo tipo”. Ad apertura dei lavori, coordinati da Graziella Catozza, il presidente dell’Ambulatorio Solidale, Nicolino Panedigrano, ed alcuni componenti il direttivo, hanno ripercorso le fasi che hanno portato alla realizzazione degli ambulatori sottolineando come le presenze e le richieste in questi due anni siano andate crescendo. Nel corso della serata si è esibita la “Solidal soul band” che, composta da medici ed operatori sanitari dell’ambulatorio solidale è diretta dal maestro Elio Giovinazzo. Saveria Maria Gigliotti The post “La cura interviene sul momento concreto, il prendersi cura è indicazione di responsabilità nei confronti di un’altra persona” first appeared on Lamezia Nuova.

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“La nostra certezza è che Dio è misericordioso”

“Questa cenere, messa nel cuore dell’umanità, dice all’uomo che, partendo da ciò che è intimo, essenziale e prioritario, si può davvero godere della grandezza che viene da una caratteristica specifica di Dio che dobbiamo, ancora una volta, con la cenere, depositare nel centro della nostra esistenza: la Sua Misericordia”. Così il Vescovo, monsignor Serafino Parisi, nell’omelia del Mercoledì delle Ceneri. “La nostra certezza – ha aggiunto – è che Dio è misericordioso. E la cosa che non accettiamo di più è che Lo è con tutti, anche con quelli che hanno fatto del male a me, che mi sono antipatici, che non posso vedere. Dio è misericordioso con tutti perché la Misericordia di Dio è la certezza del nostro perdono, della vostra vita e della nostra gioia. Per cui, andiamo verso la Pasqua lasciandoci orientare da questa Parola che alimenta e sostiene per le cose vere la nostra vita”. “La Parola di Dio che questa sera ci introduce nel grande cammino della Quaresima – ha detto monsignor Parisi -, si presenta a noi con un occhio ampio: c’è da una parte l’ambito esteriore e dall’altra un luogo più intimo, un ambito interiore. Tutte e tre le letture fanno appello alla sapienza dell’uomo perché possa ritrovare e ritrovarsi dentro questo contesto segreto. Addirittura, dice il brano del Vangelo ‘e il Padre tuo che vede nel segreto ti ricompenserà’. La prima lettura, tratta dal libro del Profeta Gioele, afferma esattamente questo ‘ritornate a me – dice il Signore – con tutto il cuore’ perché sa che per noi è facile prendere altre destinazioni. Lo sa dal momento della Creazione da quando, avendoci consegnato il giardino da custodire con l’indicazione di rispettare quei termini entro i quali costruire la nostra libertà, la bellezza e la gioia della nostra vita, fin da allora l’umanità ha voluto prendere un cammino diverso. E, allora, si tratta di ritornare al Signore. Ognuno di noi lo sa, però rimane difficile dire quali sono i punti dell’allontanamento nostro dal Signore. Io credo che il primo sia quello del rifugio dentro lo spazio angusto ed asfittico del nostro individualismo, della nostra chiusura: lì non c’è Dio. Il Signore si trova andando verso gli altri, nell’apertura nei confronti degli altri, con quell’atteggiamento di generosità, di dono, di cura dell’altro. Quindi, in un certo senso, il Signore ci sta dicendo: se voi volete tornare a me con tutto il cuore, vi dovete di fatto allontanare da me per trovarmi negli altri. È questa la logica. Ritornare al Signore con tutto il cuore, non significa tanto fare delle opere per autocompiacersi, quanto piuttosto per recarci presso gli altri, recuperando ciò che è essenziale, prioritario: noi ci perdiamo in tante cose e perdiamo di vista il riferimento certo”. “Nella prima lettura – ha aggiunto monsignor Parisi – , il Signore ci dice ‘laceratevi il cuore’, non le vesti. Appunto, dicendo che se noi facciamo semplicemente un esercizio scenico esteriore di lacerazione, cioè di rottura, allora questo non serve a nulla e non servirà mai. Sbandierare le cose che si fanno non serve a nulla. Serve, invece, fare quelle cose in silenzio perché il Padre che vede nel segreto sa quello che deve fare. Quando l’uomo lacera il cuore e non le vesti, cioè quando evita tutto l’aspetto, l’apparato pubblicitario e invece recupera il senso profondo di sé e dentro questo senso profondo di sé fa entrare il Signore, allora nel cuore lacerato, nel cuore squarciato è come se il Signore volesse fare per noi un’operazione a cuore aperto: apre il cuore e ci mette dentro cenere. Immaginate un fuoco fortissimo che consuma tutto ed alla fine quel fuoco che consuma lascia la cenere che è la traccia di un fuoco che c’è stato, come per noi è la traccia della nostra finitudine. Però, è proprio quella cenere che indica il nostro limite, la nostra fine, la nostra fragilità” come le guerre, l’ingiustizia, il dolore, la malattia, la sofferenza che, ha concluso monsignor Parisi, “sono segni della nostra piccolezza”. Saveria Maria Gigliotti The post “La nostra certezza è che Dio è misericordioso” first appeared on Lamezia Nuova.

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Si è insediato il Consiglio Pastorale Diocesano

Presieduto dal Vescovo, monsignor Serafino Parisi, si è insediato ieri sera il Consiglio pastorale diocesano, ultimo organismo di partecipazione che mancava per completare gli organi di servizio nella Diocesi. Un momento di confronto ma anche di approfondimento e conoscenza delle realtà che compongono il variegato e vasto territorio diocesano che sempre più sente il bisogno di “fare Chiesa”. Un organismo, quello del Consiglio Pastorale che, come detto dal Vescovo, dovrà “promuovere la corresponsabilità ed il discernimento comunitario” scommettendo su due punti: il dialogo con il mondo in prospettiva della evangelizzazione ed il riconoscimento e la valorizzazione dei diversi Carismi che ci sono in Diocesi. “Il nostro abitare il mondo – ha detto al riguardo monsignor Parisi – deve essere valorizzato per noi e per il mondo e bisogna saper cogliere e portare le attese del mondo dentro questo processo di evangelizzazione. Il Consiglio pastorale come aiuto al Vescovo si deve sentire coinvolto. È importante fare diventare significativi i carismi dentro la vita della Chiesa, conoscendo e valorizzando quelli che ci sono nella Chiesa diocesana e che non sono frutto di un mio sogno notturno o qualcosa che mi invento”. In questo contesto, quindi, il Consiglio Pastorale diocesano “ci deve essere per essere vitali” ed è “importante il contributo di tutti, parlando fraternamente e amichevolmente”. Tra i temi affrontati la “frammentazione sul piano urbano ma anche identitario e politico” sia della città di Lamezia che dell’intero territorio diocesano. Una sorta di “parcellizzazione” rispetto alla quale monsignor Parisi ha sollecitato un impegno comune a fare unità, iniziando, ad esempio, da una festa “che possa essere una manifestazione diocesana a respiro ampio. E la festa dei Santi Pietro e Paolo è la scelta naturale: sono i Santi patroni della Diocesi e della città”. Da qui il prosieguo della iniziativa dello scorso anno: “dare un tema unico per le feste parrocchiali ed organizzarle come se fossero parte di un unico progetto”. Importante, infatti, è “l’apporto da dare come cristiani al progetto culturale di una città, intervenendo con il Vangelo nel processo unificante, dando un contributo di crescita al nostro territorio e lasciando un segno tangibile della nostra presenza”. Di “luogo ecclesiale che coadiuva il vescovo là dove c’è bisogno da corresponsabili”, ha parlato don Leonardo Diaco, vicario episcopale per la Pastorale, che ha incentrato l’attenzione sulla “possibilità di creare relazioni” perché “stando insieme e camminando insieme si superano le barriere” sottolineando l’importanza della formazione che, come detto dal Vescovo “dà la possibilità di entrare in dialogo con le altre realtà del mondo e confrontarsi”.   Ad apertura dell’incontro, al quale ha presenziato anche il Vicario generale della Diocesi, monsignor Tommaso Buccafurni, dopo la recita dei Vespri, don Marco Mastroianni, cancelliere Vescovile, ha spiegato ai presenti le finalità ed i compiti del Consiglio. Saveria Maria Gigliotti The post Si è insediato il Consiglio Pastorale Diocesano first appeared on Lamezia Nuova.

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“La famiglia come nucleo delle realtà in cui operiamo”

Una pastorale familiare che abbracci l’intera Diocesi e, trasversalmente, attraversi tutte le sue componenti guardando a quello che, di fatto, è il nucleo della realtà in cui si vive e si opera, come ad un momento importante e fondante della società. Questo, sinteticamente, potrebbe essere l’auspicio del Vescovo, monsignor Serafino Parisi, per la Chiesa lametina, espresso nel corso dell’incontro con il Consiglio episcopale, i Vicari foranei, ed i direttori degli Uffici di Pastorale, che, mensilmente, rappresenta un momento di confronto e di formazione nel corso del quale, oltre a fare il punto sulle varie attività messe in campo in Diocesi, si affrontano temi di attualità. Ed in un momento in cui la famiglia sembra essere vista come un qualcosa di lontano, estraneo, “fuori moda”, la Chiesa di Lamezia intende puntare su di essa intesa come “luogo dell’incontro, della condivisione, dell’uscire da sé stessi per accogliere l’altro e stargli vicino”, come aveva sottolineato papa Francesco nel X incontro mondiale delle famiglie, e come “primo luogo dove si impara ad amare”. Attenzione alla famiglia, ma anche alle varie forme di disabilità, alla malattia, agli ultimi ai quali bisogna guardare con attenzione, rispetto, amore, servizio, come “Ostie consacrate” poste nei loro ostensori. Ed in questo diventa importante e fondante il contributo e l’opera che i Vicari episcopali e foranei quotidianamente mettono a disposizione della Diocesi perché si cammini insieme, per il bene comune di una Chiesa che vuole porsi in ascolto dell’altro, per essere sempre più aperta sul mondo ma anche testimonianza concreta per le realtà in cui ciascuno opera nella convinzione che “essere cattolici non deve essere una costrizione, ma una scelta consapevole”. Saveria Maria Gigliotti The post “La famiglia come nucleo delle realtà in cui operiamo” first appeared on Lamezia Nuova.

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“Una primula per la vita” della parrocchia San Francesco di Paola

L’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes si celebra, ogni anno ormai dal 1992, la Giornata Mondiale del Malato, a cui seguirà il prossimo 6 aprile il Giubileo degli Ammalati e del Mondo della Sanità. Consapevoli del fatto che solo in punta di piedi è lecito accostarsi al cuore di una donna o di un uomo ammalato, solo in punta di piedi e sentendo nel proprio cuore che quella fragilità misteriosa del corpo di un altro è un’esperienza condivisa, e allo stesso tempo una vicenda personale e incomunicabile, abbiamo accolto ancora una volta l’invito dei nostri Parroci, i Frati Minimi di San Francesco di Paola, a vivere un’ulteriore esperienza insieme al gruppo giovanile della Parrocchia. Il motto che ci ha guidati è stato quello del nostro Santo Patrono, che diceva di compiere “ogni cosa per amore e niente per forza”, mettendoci tutto il nostro cuore. È così che, interpretando le parole di Papa Francesco (“uscite per le strade delle vostre parrocchie e andate a cercare gli anziani che vivono soli. La vecchiaia non è una malattia, è un privilegio”) abbiamo visitato gli ammalati, in maniera nuova rispetto al nostro solito (quando sistematicamente portiamo loro l’Eucarestia), insieme ai giovani della Parrocchia che, a partire dall’Avvento, stanno facendo un percorso formativo sui temi del Volontariato e della Carità, che li conduce a comprendere sempre più che il luogo privilegiato in cui si manifesta, cresce e si esprime la carità è l’incontro. Educare alla carità è una sfida meravigliosa: è cercare di proporre atteggiamenti e sguardi che con semplicità sappiano trovare concretezza negli incontri di tutti i giorni, all’insegna dell’amore che si fa relazione. Ecco perché i nostri Frati Minimi e gli educatori del gruppo giovani hanno pensato di proporre loro di fare visita agli ammalati della parrocchia, accompagnati dai Ministri straordinari dell’Eucarestia, per incontrarli in un momento ordinario dell’anno: la carità ha, infatti, il passaporto per qualunque luogo di vita, non può essere isolata e ghettizzata solo in quegli eventi straordinari che, per quanto ricchi e fecondi, rappresentano una piccola percentuale dell’attività relazionale (attività di volontariato, viaggi di solidarietà, …). Ben volentieri noi Ministri straordinari abbiamo accolto la loro proposta, perché abbiamo notato interesse, motivazione e curiosità a vivere questa esperienza, peraltro arricchente e valida anche per noi. Nel periodo di Natale, come segno tangibile, hanno portato nelle case la calda Luce di Betlemme; per la XXXIII Giornata del malato, che quest’anno ha avuto come tema “Prendersi cura di lui”, a questi fratelli e sorelle hanno offerto una piantina di Primula. “Una Primula per la Vita”, come segno di speranza, conforto, solidarietà e carità, come testimonianza concreta dell’Amore di Dio verso di loro che sono nel bisogno e nella necessità di parole, visi, sguardi, sorrisi, freschi e sinceri di gioventù. “Descrivere la gioia, la gratitudine e l’attenzione dimostrata da questi cari ammalati non è semplice – dichiara Tina Di Cello  – , certe situazioni bisogna viverle di persona, farsi prossimi a chi soffre dando vicinanza e solidarietà, per essere strumenti di speranza e di conforto, testimoni della misericordia di DIO come ci ricorda sempre il Papa. L’empatia dimostrata dai giovani ha reso facile, anche nei casi più difficili, gli incontri. Pregare insieme, ascoltarsi a vicenda, salutarsi affettuosamente e promettere di ritornare è la dimostrazione concreta di quanto sono ben accetti questi momenti sia da parte dei giovani che degli anziani, oltre che dai loro familiari che, in alcuni casi, insieme alle persone che li accudiscono, hanno partecipato spontaneamente e ne sono stati grati ed entusiasti. È auspicabile che di questi momenti se ne organizzino spesso per educare alla fraternità e alla costruzione di legami tra generazioni, considerato che tali valori si stanno svilendo”. “‘L’essere anziano è un dono di Dio e la ricchezza degli anni è un tesoro da valorizzare’ –afferma Maria Grazia Ferragine  – . Questa esperienza con i giovani è stata davvero meravigliosa ha toccato il cuore di tutti, soprattutto dell’anziana ammalata che abbiamo incontrato insieme ai nostri giovani. Riuniti tutti in preghiera era come fossimo un tutt’uno nel lodare il Signore, gratificati di tanta grazia ci siamo ripromessi di ripetere l’esperienza”. Per Rina Vescio, “questi due incontri (il primo è stato quando abbiamo portato la Luce di Betlemme) li ho trovati molto significativi e pieni di emozioni sia per gli anziani che per i giovani. Ogni incontro è iniziato con un timido saluto per poi continuare con domande, ricordi, racconti di vita, qualche preghiera, un canto. Da ripetere”. Parole alle quali si aggiungono quelle di Titina Pullia, che parla di “bellissime esperienze, grande l’entusiasmo e l’emozione degli anziani e dei giovani che hanno ascoltato con interesse e ammirazione le loro parole e preghiere. È da ripetere”. “Queste iniziative si sono rivelate positive per l’incontro dei giovani con gli ammalati della nostra parrocchia – afferma Maria Luisa Greco  -. Ragazzi belli e solari, convinti di conoscere persone con molte fragilità; si sono presentati al capezzale degli ammalati con la naturalezza e la gioia provenienti dalla loro età. Hanno spiegato il motivo della loro presenza e dei loro gesti. Gli ammalati a loro volta hanno aperto i loro cuori, non potevano farsi sfuggire queste occasioni. Una in particolare ha raccontato che buona parte della sua vita l’ha utilizzata a servizio della Chiesa in tutte le mansioni. Si è stabilito un clima di fiducia reciproca, alcuni fra le righe hanno espresso il concetto di sofferenza e solitudine che si vive nella malattia e il bisogno di sentirsi uniti e solidali in questo percorso particolare di vita. I ragazzi sono rimasti ammirati dall’accoglienza e dalla forza che traspare nella fragilità”. “Ho accettato volentieri di accompagnare i giovani in questa esperienza d’incontrare gli ammalati – conclude Gasperino Famularo  -, perché devono conoscere la realtà della fragilità a cui si va incontro con il passare del tempo. Sono rimasti contenti per l’accoglienza e gl’insegnamenti ricevuti: l’accettazione della malattia e affrontarla con la fede e la preghiera continua. I malati hanno gradito la visita e li aspettano”.   I ministri straordinari dell’Eucarestia

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“Esserci come comunità, aperti al mondo e parlando il linguaggio dello Spirito”

Essere presenti nel mondo ed essere presenti come comunità, con un atteggiamento di apertura, parlando “il linguaggio dello Spirito” che riconduce le diversità all’unità. Sono le tre sollecitazioni che il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, ha rivolto ai referenti parrocchiali del Sinodo all’inizio del momento di condivisione tra i rappresentanti delle parrocchie e il consiglio presbiterale sullo Strumento di lavoro pubblicato a conclusione dell’assemblea sinodale delle Chiese in Italia lo scorso novembre. Meditando sul passo degli Atti degli Apostoli che racconta l’effusione dello Spirito Santo sulla prima comunità nel giorno di Pentecoste, introducendo l’incontro, il vescovo Parisi ha sottolineato come “nella prima comunità cristiana, di fronte al fatto che Gesù era più presente fisicamente, c’erano ancora persone disposte a giocarsi la vita per testimoniare il Signore. Noi crediamo alla Resurrezione non perché abbiamo visto direttamente una tomba vuota, ma perché gli Apostoli ce lo hanno testimoniato. Questo ci consegna un messaggio: noi dobbiamo esserci come comunità. Di esperienze individuali o settarie non ne abbiamo bisogno. Esserci come comunità è l’elemento vincente”. Dal vescovo di Lamezia, un richiamo all’apertura universale “come i primi apostoli chiamati ad essere testimoni fino agli estremi confini della terra. Gli apostoli, con la forza dello Spirito, hanno la capacità di rompere il muro della paura e di aprirsi al mondo. L’apertura al mondo è il punto di forza della Chiesa, non l’arroccamento in una torre dorata. Il rischio, ancora oggi, come era presente  anche nelle vicende raccontate negli Atti degli Apostoli, è quello di rifugiarci in un atteggiamento autoconsolatorio, nella nostra comfort zone”. “E’ lo Spirito – ha proseguito Parisi – che sconvolge tutto, vince la paura e fa aprire al mondo. Lo Spirito è ciò che dà vita al popolo, è la passione di Dio per l’uomo. Lo Spirito provoca l’inversione di ciò che era avvenuto a Babele: se a Babele l’arroganza degli uomini che si illudevano di poter toccare Dio ha portato alla confusione e all’incomunicabilità, lo Spirito Santo riconduce le diversità all’unica lingua. E noi con questo dinamismo, come Chiesa, siamo chiamati ad essere presenti nel mondo e nella storia come comunità”. Prima delle sessioni laboratoriali, le delegate diocesane all’assemblea sinodale Cinzia Calignano, Natalina Parise e Veronica Vaccaro hanno ripercorso il cammino sinodale nella chiesa lametina, iniziato nel 2021 con la fase narrativa, e proseguito con la scelta del cantiere di Betania della diaconia e della formazione, in linea con l’avvio dei due percorsi formativi della scuola dei ministeri e della scuola biblica voluti dal vescovo Parisi. Tra le 17 schede del Sinodo, l’équipe sinodale della chiesa lametina ha scelto di proporre all’attenzione dei referenti le due schede riguardanti la partecipazione dei laici e il ruolo degli organismi di partecipazione. Gli esiti dei laboratori, a cui partecipano sacerdoti e laici delle diverse parrocchie della diocesi, confluiranno nella sintesi diocesana che sarà inviata alla segreteria nazionale del Sinodo. Il prossimo appuntamento sarà la seconda assemblea sinodale delle Chiese in Italia, in programma dal 31 marzo al 3 aprile a Roma. Le diverse tappe e i documenti del Sinodo sono disponibili sull’apposita sezione sul sito della Chiesa Italiana. https://camminosinodale.chiesacattolica.it Salvatore D’Elia The post “Esserci come comunità, aperti al mondo e parlando il linguaggio dello Spirito” first appeared on Lamezia Nuova.

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